CITTÀ DELLA SCIENZA DI NAPOLI



Napoli

Queste foto testimoniano ciò che resta oggi di un gioiello tecnologico andato distrutto nella notte del 5 Marzo scorso, ma anche vogliono testimoniare l’importanza scientifica e la qualità architettonica di una delle eccellenze culturali italiane ed europee.

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Un intervento realizzato nell’area della Ex Italsider di Bagnoli per iniziativa di Vittorio Silvestrini, presidente della fondazioneIDIS, che ha fatto della realizzazione di Città della Scienza l’obiettivo della sua vita, di scienziato e di uomo.

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Realizzata dall’architetto napoletano Massimo Pica Ciamarra, sul modello de La Villette di Parigi, da un’idea risalente agli anni Novanta per riconvertire un’area industriare andata in disuso per realizzare un polo scientifico interattivo i cui far incontrare docenti e studenti ma anche famiglie e bambini sui temi del sapere, della tecnologia e dell’innovazione.

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Il progetto di Ciamarra interveniva con una riqualificazione ed un adattamento funzionale nella ex vetreria LeFevre, la parte più antica del complesso industriale, con i suoi padiglioni ottocenteschi restituiti all’antico splendore da una fine operazione di restauro.

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Inaugurata il 23 novembre 2001 divenne rapidamente uno dei migliori poli scientifici in Europa e un grande attrattore turistico visitato ogni anno da oltre 350.000 persone, tra questi molti studenti napoletani e non che si erano recati in gita per visitare il al museo interattivo che ospitava anche un planetario.

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A due anni dalla sua inaugurazione fu completato con la realizzazione del Centro Congressi e del Centro di alta formazione e del Business Innovation Centre proseguendo sul programma di implementazione delle attività che si sono successivamente rallentate con i tagli alla cultura e ricerca e la crisi attuale nonostante fosse un centro che si autofinanziava al 70%, uno dei rari casi anche in Europa.

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Rappresentava uno dei gioielli di Napoli e il simbolo della “riscossa” della città e di un quartiere che per molto tempo è stato segnato dal degrado ed anche dall’inquinamento prodotto dallo stabilimento, ma anche una delle eccellenze italiane nel mondo capace di coniugare sapere, formazione, con un centro di alta formazione professionale, ed imprese essendo un importante incubatore di nuove aziende tecnologiche.

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Non è andato distrutto soltanto un museo, un polo scientifico o un ottimo intervento architettonico ma si rischia di perdere un simbolo di civiltà italiana;  quindi dedichiamo queste poche righe in solidarietà a persone come Silvestrini, alla Fondazione Idis e a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questo successo nella consapevolezza che la Città della Scienza debba essere quanto prima ricostruita.

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