PALAZZO EX UNIONE MILITARE BY FUKSAS



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Completato nei tempi previsti la ristrutturazione del Palazzo dell’Ex Unione Militare a Roma lascia aperti alcuni spunti, non solo architettonici, oggetto anche di vivaci dibatti nella Capitale. Il progetto prevede la realizzazione di una grande lanterna sul tetto in vetro e acciaio come terminale di un grande pozzo di luce a tutta altezza che interessa tutti i piani prevedendo all’ultimo un ristorante e coffee shop con vista panoramica sui tetti della città.

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“La copertura dell’edificio” racconta l’architetto “è un luogo straordinario da cui cogliere le variazioni dei tetti romani. L’idea che abbiamo avuto è quella di costruire all’interno dell’edificio una sorta di lucerna di vetro e metallo, che arriva fino in copertura e lì fa scoprire la città ai visitatori, ma che diviene anche un punto di osservazione privilegiato”.

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L’edificio dell’Unione Militare del 1901, all’angolo tra via del Corso e via Tomacelli in pieno centro storico, da fuori conserva la sua austera immagine con un adattamento che interessa soltanto gli interni per adattarsi alla sua nuova funzione di mega-store da 6000 mq voluto dal gruppo Benetton, già alle cronache per l’intervento del Fondaco dei Tedeschi firmato da Rem Koolhaas.

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“Quando ci si trova di fronte un edificio storico la prima cosa da fare in questi casi è quella di “ripulire” la struttura di tutte le superfetazioni che la storia ha accumulato” dichiara Fuksas “togliere gli impianti che erano stati posizionati sulla terrazza di copertura e ridonare all’edificio la nobiltà d’origine. Invece è lecito lavorare all’interno cercando di creare un giusto equilibrio tra storia e contemporaneità”.

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Probabilmente per Fuksas la contemporaneità si esprime nel contrasto dei materiali e forse reiterando il tema della “nuvola” già sperimentato allo Fiera di Rho a Milano, allo shopping mall di Francoforte e prossimamente esaltato al nuovo Centro Congressi Italia dell’Eur sempre nella Capitale.

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Qui le differenze appaiono già distinte, Rho e la periferia di Francoforte non sono il centro storico di Roma e pertanto è lecito chiedersi come il progetto sia stato valutato dalle soprintendenze della Capitale che hanno “imposto” soltanto una riduzione di 3 metri dell’altezza con il plauso dello stesso Fuksas che dichiara che “avevano ragione, ora le proporzioni sono buone, è il risultato del buon senso”.

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Diversamente a Venezia che boccia le scale mobili nella corte cinquecentesca del “Fontego”, la grande terrazza con maxi-bar con vista sul Canal Grande e l’altana sul tetto del progetto di Koolhaas a favore del rispetto rigoroso della “storicità dell’edificio” consentendo poche variazioni per adattare l’edificio per adattarlo alla nuova funzione dopo l’acquisizione del gruppo Benetton dalle Poste spa.

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Ma Venezia non è Roma, Koolhaas non è Fuksas e Benetton forse non è più il rappresentante del “made in italy” dei prodotti fatti bene a costi accessibili e lascia il campo vendendo l’edificio, ormai completato, a uno dei colossi del “fast fashion” rappresentato dal gruppo svedese H&M, o meglio da una società legata al brand, che se lo è aggiudicato per 180 milioni di euro. Dal punto di vista architettonico, secondario rispetto al business immobiliare, rimane soltanto un dubbio sul concetto di tutela e conservazione storica.

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Nel caso del Palazzo romano, come chiarisce l’architetto Federica Galloni direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio, “il cantiere del megastore di Benetton è un immobile non vincolato, sul quale il ministero si limita a dare parere consultivo”, che naturalmente “può essere disatteso”, e che “comunque è meglio la sopraelevazione con cupola piuttosto che “un ammasso di impianti e volumi tecnici, legittimo in quanto sanato da condono”.

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Un commento che potremmo dire poco chiaro o meglio “nuvoloso” in quanto non tiene conto delprincipio della tutela contestuale dei centri storici, previsto dalla legge, per il rispetto di altre emergenze storiche come la vicinissima cupola di San Carlo al Corso realizzata da Pietro da Cortona nel 1669, ma forse questo aspetto risulta secondario al cospetto di una “architettura di qualità”.

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Location: Rome, Italy

General Contractor: Cev Spa – Costruzioni Edilizie Vendramin

Engineering: Tecnobrevetti Srl; Esa Engineering

“Lantern” Structure: Sthalbau Pichler

Lighting: Speirs & Major Associates

Area: 6.116 Sqm

Year: 2013

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